|
Le mie giornate illuminate dal buio piene di assordante silenzio riscaldate dal freddo dei ricordi passano lente. L'orologio segna le ore, il cuore segue il ritmo, batte, batte, batte...... il tempo si è fermato. |
|
In questa vita, solitudine non mi resta che stare con te, attendo alla tua ombra e scaccio paure ed esitazione. Da te sorgono speranze e ambizioni mentre guardo al tempo passato agli anni che il domani ha perduto consumando e distruggendo presente futuro e passato. Ma il tempo è il tempo e il tempo corre via e dunque viviamo per quanto possiamo. Affrettiamoci a cogliere gli attimi che con tristezza poi languiranno. Se i nostri giorni d'amore sono pochi facciamo che siano eterni, ciò che non cogliamo il tempo non ce lo renderà. |
|
![]() |
il mio cuore è preparato a incontrare altri visi ma il cuore èoppresso da grande tristezza. Le cose del passato non tornano piu', ciò che è stato piu' non sarà, ma proprio perchè so che il tempo è il tempo e lo spazio è sempre solo spazio e che le cose durano un solo tempo e per uno spazio solo, io godo che tutto sia stato come è stato. |
|
una musica malinconica accompagna la lenta pioggia, rotmiche le gocce lasciano sui vetri sporchi ferite di diamante. La loro canzone sveglia l'anima mia addormentata, tendo l'orecchio al passato ascolto i tempi futuri che avanzano. Dal passato si innalzano i lamenti, nel futuro rimbombano i perchè, si avvicina la tempesta ed io l'attendo, le andrò incontro e niente mi bloccherà. |
![]() |
![]() |
dolce musica il rombo del motore, la sera scende sul mondo. ai bordi della strada gli alberi impazziti fuggono via veloci. Saette solcano il cielo, le nubi lottano tra loro per la conquista di un lembo ancora libero che disperatamente cerca di conservare la sua libertà. |
|
lo stare con te, ma poi arriva la fine e il silenzio ci avvolge. Sperare? Aspettare? Perchè? Per cosa? Viviamo nel niente. E vivendo moriamo. ti porta lontano ti rende libero e pronto a lottare, nulla può trattenerla... vola leggera ulle ali del vento, ti porta con se lontano nel tempo, ha il volto di un bimbo, la voce di un grillo è l'unica a darti la felicità. |
|
|
vestita di silenzio, tra le braccia del buio, soltanto una conoscenza, una semplice consapevolezza, non di un nome... non di un volto... non di cose presenti o ricordi del passato, non di questo o di quel luogo: luogo alcuno non c'é, né volti.... né nomi, solo un'esistenza la cui unica dimensione é conoscenza di essere senza nulla, senza alcun possesso e sola. Conoscenza di una totale assenza, di una torturante privazione cosciente solo della propria fame insaziabile fame di qualcosa esistente solo nella sua negazione. Aumenta l'insaziabilità e freneticamente si prolunga nell’assenza di una disperata eternità, in un’esistenza dotata di un’unica dimensione. Un attimo, un solo attimo infinito, questa esistenza è spinta in un’altra dimensione e l’eterno cessa di essere eterno, quella cosa entro la quale la consapevolezza dell’assenza conosce sé stessa, quella cosa che la racchiude e compenetra non è più un’assenza, è ora presenza di un’altra consapevolezza. La consapevolezza dell’assenza non è più conoscenza di sé stessa, diviene conoscenza di essere conosciuta. All’inizio l’oscurità avvolge tutto, ma pian piano si dilegua e scopre ben luminosa una consapevolezza di luce: luce della conoscenza di essere conosciuta e l’ansia trova pace, la fame soddisfazione, non è assenza, ma negazione luminosa dell’assenza… non disperazione, ma pacata beatitudine……. |
Sulle sponde di uno stagno di bianco silenzio, dove il giorno scompare adagio portando la sera sulle spalle e il vento svolta l’angolo sorprendendo la notte, dove il sogno inciampa nella cruda realtà, vedo che ogni cosa trova il vuoto mentre cerca il suo naturale sentiero. Dolore di vuoti è nell’aria senza gente e negli occhi creature vestite di nudo, mondo solo, alba no, fessura nella notte, favola inerte, carne viva, non domani, non speranza possibile di amori sfogliati… solo dolore, una piccola infinita bruciatura negli occhi innocenti dei sistemi, una capsula d’aria ove tutto fa male, uno spazio vivo che urla pazzo alla luce. Sorge improvvisa la ribellione, nessuno berrà il mio sangue, non voglio né mondo né sogno ma solo la mia libertà, il mio amore umano nel più buio angolo di vento da tutti aberrato, libertà di ridere, piangere, amare, urlare il mio nome uccidendo la beffa, negando la suggestione della parola. Basta con i muti vuoti, la nostalgia accademica, il silenzio stridente dei treni supini nelle carni, i cieli senz’uscita per la fine dell’infinito. Smettano pure i vuoti di girare vorticosamente conservando profili tranquilli tracciati nell’istantaneo dolore di luna fra i gruppi di silenzi fermi agli angoli coperti di sudore di neve. Ritroverò infine la vita perduta vivendo e l’anima piegata dalla droga del ricordo uscirà di mano al tempo, non più incapace di avanzare, non più timorosa della calda realtà, non più negatrice del sangue, ombra della sua stessa ombra, fantasma delle sue tenebre. |
|
|
risveglia i sensi confondendo memorie e desideri repressi. Bambini più non siamo ed un cumulo di infrante immagini è nostro solo ed unico bagaglio: un mare di luci ai nostri piedi, un fiume in serena paurosa quiete, una margherita, una dolce canzone, bottiglie piene e poi svuotate, bicchieri rovesciati e piatti sporchi, una porta che si chiude e non si apre, un divano e due poltrone, magici intrecci e pazze risate, un addio, un treno, una lacrima e poi……. Nient’altro che fredde parole negli occhi frammenti di sogno mentre il sonno fuggiva lontano. Mi affacciai alla finestra e vidi il mondo dinanzi a me… alberi case strade deserte…… L’orizzonte svaniva pian piano ed il suo posto prendeva un altro mondo. Ad un’altra finestra ero affacciata Altre visioni davanti a me.: nuvole scure salivano dai monti, pioggia cadeva sul nero asfalto, non alberi ma solo case. Ma quella finestra non era la mia e quella casa la mia casa non era, quella vita non era questa vita e quella donna non sono più io. |
